Disco Story, Magazine
DJ Tony Justice

di Max De Giovanni

Patrick Anthony Pittman, conosciuto con lo pseudonimo di Tony Justice, è arrivato in Italia per collaborare con Radio Milano International e, in seguito, DJ in una miriade di locali, soprattutto nella nostra riviera adriatica.

Nei primi anni 70 era fashion affidare la consolle a DJ stranieri: penso al grande Ronnie Jones che a Disco Diva è stato apprezzato e applaudito da tutti (che meraviglia il suo duetto con Claudia Barry!) a Sammy Barbot, a Jean Claude, a Emi e a Geraldine (New Jimmy). 

Tony, segno zodiacale toro,  arrivò direttamente da Newcastle dove era nato circa a metà degli anni 40 e dove era vissuto tutta l’adolescenza, prima di trasferirsi a New York per business. Conobbe una giovane ragazza e la sposò giovanissima, 18 anni , appena diplomata.  

“Tony incontrò mia madre al 82 Club in Brooklyn, lei era con la sua migliore amica – mi racconta sua figlia: mi hanno raccontato che era un bravissimo ballerino e il suo look molto fashion e modaiolo”. 

Tony ebbe due figlie, poi un evento  cambiò definitivamente  la sua vita:  ricevette la cartolina militare che gli notificava l’ arruolamento e la successiva partenza per  combattere in Vietnam. Tony rifiutò e fu imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Auburn. Tony era inglese ma aveva sposato una cittadina americana.

La moglie non fu avvisata  e visse con grande preoccupazione la scomparsa del marito; seppe, con grande difficoltà ciò che gli era successo.

Scontata la pena  rientrò subito  a Newcastle, sia per evitare altri problemi legali, sia perché non aveva  più possibilità di business. Era circa il 1970.

Non so con precisione come iniziò la sua carriera musicale e dove; sicuramente era a Milano in Radio e da qui in vari locali come DJ.

Nel 1977 fu ingaggiato con contratto biennale dal Tino Club dove influenzò una nuova generazione di DJ, non tanto per la tecnica quanto per il sound e le selezioni.

Giorgio Paganini, DJ alla Villa delle Rose per anni, lo ricorda così: “tecnica limitata e un po’ antica ma livello musicale altissimo”. Rubens invece lo ricorda come uno dei DJ che più lo hanno influenzato musicalmente (assieme a Bob e Tom).

Tony ha lasciato tanti amici e…tante amiche: istrionico, socievole, grande appassionato di musica, si era integrato alla perfezione nel piccolo paese dell’entroterra romagnolo, dove scorrazzava con la sua spider rossa. Registrava bobine che inviava regolarmente a Radio Milano International e commerciava in vinili che riceveva dagli States. Ai tempi non esisteva l’importazione come la conosciamo ora, tutto era legato all’iniziativa dei singoli DJ e alla loro capacità di creare legami e sinergie che permettessero di avere la musica giusta.

Ronnie Jones, suo vecchio amico, mi raccontò che Tony gli segnalò un pezzo interessante appena uscito: era Don’t let me be misunderstood di Leroy Gomez. Ronnie lavorava nell’import con la  sua Soulfinder e da solo vendette oltre 1.000 copie!  Segnalò poi il pezzo alla Polydor  e il label manager Ronnie Thorpe fece diventare il brano una hit mondiale. 

“Io e Tony ci siamo presi e poi divisi una cassa di Moet – ricorda divertito Ronnie – poi ci siamo persi di vista”.

Gli amici romagnoli ricordano un pezzo a cui Tony era molto legato e che proponeva sempre nei suoi DJ set : Could heaven ever be like this di Idris Muhammad. Tony amava  poi gli Earth Wind & Fire e le produzioni di Philadelphia International Records, colonne portanti delle sue serate.

In estate si trasferì alla Pineta di Milano Marittima e, in quella successiva, al Seagull di Pinarella.

Tony presentava i pezzi al microfono, anticipando l’entrata del brano e, in questo, si differenziava dai suoi connazionali che usavano la tecnica del mixaggio che consisteva nella sovrapposizione ritmica dei pezzi in sequenza.

Terminato il contratto al Tino Club, trovò ingaggio al Picchio Rosso di Modena, al Picchio Verde di Carpi, al Caravelle di Mantova e al Jumbo di Parma dove firmò nuovi accordi professionali. 

Abitava sopra la pizzeria Zia Teresa,  a Spezzano nel modenese, dove si integrò perfettamente, come sempre.

La musica gradualmente diventò un interesse secondario e vecchi fantasmi si ripresentarono nella vita di Tony.

Un amico parmense lo ricorda così : “ Tony era apprezzato per la musica, diversa, innovativa, all’avanguardia, intrisa di quel sound che importava dagli States. Forse non l’ho mai visto sorridere, sceso  dalla consolle la sua vita si complicava maledettamente”.

La sua carriera di DJ fu intensa ma maledettamente breve, come la sua vita; Tony ci lasciò tragicamente  la notte della befana del 1981.

 

Nelle foto: Tony Justice nella cabina del Jumbo club, con i Rockets, con Sylvester e Two Tons o’ Fun, in un party al Tino club.