Disco Talks, Magazine
Geraldine

di Max De Giovanni

Geraldine Adeline, è  nata a Parigi nel febbraio del 1946 da una famiglia multi etnica: il padre era originario della Guadalupa e la madre svizzera franco tedesca.

E’ cresciuta nella capitale francese coltivando la passione per le arti, soprattutto il ballo; a metà degli anni ’60 decide che la vita parigina le va stretta e trova ingaggio come go go girl per il cantante Leo Ferrè.

Ha iniziato a girare l’Europa  e, nelle notti della Costa Azzurra, ha conosciuto Paris, un modaiolo della Bologna bene, che la invitò in Italia.

Accettò l’invito ed arrivò con un’amica, una modella di colore; ad inizio ’70 era “fashion” per i bolognesi scendere in riviera e frequentare il Bobo.

“Anche noi riccionesi frequentavamo il locale di Misano – mi racconta Manuela, la cognata con cui strinse un’amicizia profonda –  e qui conobbe mio fratello, un bel ragazzo che amava la vita notturna della riviera. 

Si innamorarono e Geraldine decise di fermarsi; nacque Eleonora, sua figlia”.

“Ero piccola, sinceramente non ricordo come la mamma iniziò la carriera come DJ – mi racconta sua figlia – è ben impressa nella mia memoria però era la musica disco che animava sempre la nostra casa. Donna Summer era praticamente in loop. Poi ricordo “Born to be alive“ di Patrick Hernandez, ma ero più grande. Ballavamo sempre io e la mamma in casa, ascoltando quella hit”.

“Iniziò a fare la DJ per caso, frequentando il New Jimmy’s – ricorda Manuela- era andato via Emi, il DJ olandese che aveva animato il locale nel 1974 e così Geraldine fu lanciata come DJ! Amava la disco music di quegli anni, suonava sempre i grandi successi di Barry White, forse il suo cantante preferito, ma anche Gloria Gaynor e i Bee Gees. Le piaceva ballare e, spesso, dopo aver messo un disco sul piatto, scendeva in pista a ballare con noi”.

Ai tempi era consuetudine che fosse il titolare del locale ad acquistare i dischi che poi il DJ avrebbe proposto; infatti Geraldine aveva pochi vinili, persi poi in vari traslochi.

Rimase due anni al New Jimmy’s, nel 1975 e nel 1976; di notte DJ, di giorno mamma appassionata.

“Ascoltavamo sempre Radio Sabbia – ricorda la figlia – in radio c’era una sua amica francese (Catherine) alla quale la mamma chiedeva di farmi dediche. Ascoltavo sempre ed ero in trepidante attesa; quando non mi dedicavano nulla ci rimanevo malissimo ed ero triste.  Ho un ricordo del New Jimmy’s: da Parigi erano arrivati i nonni, gli zii e mio fratello. La mamma portò tutti al locale ed offrì loro da bere. Io e mio fratello prendemmo una Coca Cola e pure gli altri, almeno così mi sembrò… finito il mio bicchiere mi avventai su quello degli altri che non lo avevano svuotato. La mamma ricordava sempre che mi vide partire di corsa” ed iniziare a ballare in pista scatenata. Tutti si misero a ridere, ma poco dopo stramazzai per terra. Tutti corsero a soccorrermi, ma mi trovarono bella addormentata che russavo. Gli zii ed i nonni non avevano preso una Coca Cola… era Coca e rhum! Avevo sporcato la mia bella maglietta bianca a righe blu verticali, con scritte giapponesi”.

Ricorda Mozart in un intervista su Notteitaliana: “il New Jimmy’s era uno dei pochi locali dove riuscivo ad entrare, avendo 15-16 anni. Fondamentalmente era un buco, però fatto da un architetto di quelli rampanti. Un personaggio veramente particolare, non ricordo il nome anche perché il rapporto è stato davvero occasionale e saltuario, però ricordo che era sempre molto elegante e che girava con una macchina scoperchiata di quelle assurde.

Il vero flash avvenne quindi qui al New Jimmy’s con la persona che suonava i dischi, perché metteva veramente cose fuori dal comune e bellissime; era una ragazza francese molto molto bella che aiutava a sentirti a tuo agio.

Considera che io ero minorenne e mi trovavo in un mondo diverso da tutti quelli che un ragazzino poteva immaginare. Ero in un posto particolarmente chic, ma non perché è chic di suo, perché la gente che lo frequentava assaporava un modo di essere che veniva rappresentato dalle cose belle. Le persone davano una certa impronta allo stile e alla bellezza e quindi anche la bella musica”.

Pino Cardinali, storico DJ marchigiano ricorda una serata al New Jimmy’s  nei primissimi giorni del 1975: “ero  entrato da 5 minuti e dal bar, dove stavo bevendo, sentii… uno dos tres quatro… mi girai e in pista vidi Franco Pizzari, il titolare che con un cembalo cominciò da solo a ballare un ritmo nuovo, irrefrenabile e bellissimo! Era The Bottle e lo stava proponendo Geraldine”.

“Siamo rimaste sempre amiche – dice Manuela, anche quando si lasciò con mio fratello: tra noi c’era una vera amicizia. Ricordo che uscivamo e diventammo amiche con due componenti di un gruppo italiano che sarebbe poi diventato abbastanza famoso, i Pooh, che allora suonavano alla Baita e all’Altro Mondo”.

Geraldine fu chiamata da  Paolo Pazzaglia, manager bolognese,  a lavorare nel locale che poi divenne Peter Pan; cambiò però mansione e si dedicò alla carriera di barista. Dopo l’estate sui colli, Pazzaglia la volle con sé a Bologna in Capannina, dove rimase circa quindici anni. Solitamente si occupava della gestione dei bar ma, in occasioni delle feste a tema, si trasformava dedicandosi all’animazione, alle coreografie e sceneggiature.

“Ci trasferimmo così a Bologna – racconta Eleonora – dove siamo rimasti e dove io vivo tuttora. Mia madre era un’appassionata cultrice di ogni forma d’arte: il ballo in gioventù, poi la musica ed in seguito la pittura.

Si appassionava, viveva il momento con grande intensità poi, acquisita una certa competenza, passava ad altri interessi. Ricordo che era molto corteggiata e piena di attenzioni, ma lei viveva per me, tutto il resto passava in secondo piano. 

Geraldine ci ha lasciato nel 1996.