Disco Story, Magazine
DJ Tom Savarese

di Max De Giovanni

Tom Savarese nel 1976 e 1977 fu eletto DJ dell’anno dalle riviste specializzate statunitensi. 

Nell’agosto 1978 sbarcò in Italia per un contratto di sei settimane a La Pineta di Milano Marittima: ci sono tante leggende metropolitane che accompagnano questa storia. Questa è la mia intervista al manager italiano che lo portò i nel nostro paese, Romano Laghi, patron del locale.

“C’era un gran fermento, erano gli anni d’oro della disco, La Pineta era un locale importante in riviera e con mio padre stavo pensando a come promuovere ulteriormente il locale. Giorgio, un amico d’infanzia appassionato di musica che comprava praticamente tutti i vinili in uscita e che era spesso a New York, mi propose di ingaggiare un DJ americano molto bravo che aveva conosciuto e di cui era diventato amico, Tom Savarese.

Tom era conteso dai migliori locali della grande mela e pagato cifre molto importanti, perché mai avrebbe dovuto attraversare l’oceano per lavorare in Italia?”.

Romano me l ‘ha spiegato con dovizia di particolari.

“L’idea mi piacque, ne parlai con mio padre che acconsentì: definimmo un budget di spesa e nel luglio 1978 partii con il mio amico Giorgio per New York. Alloggiammo in un bel hotel, doveva essere il nostro biglietto da visita per far colpo su Tom e soprattutto sulla sua manager; doveva capire che la mia proposta era seria e che volevamo portarlo in un top club italiano quale era il nostro.

Si presentò, chiacchierammo e ci spiegò che avrebbe preferito affrontare la proposta con calma il giorno seguente a casa sua, stava infatti per andare a suonare in un locale”.

Il giorno seguente Romano e Giorgio si presentarono puntuali da Tom e gli spiegarono la proposta: Tom guardò l’agenda, era libero per il 1 agosto 1978. Strinse a sé con affetto il proprio gatto, ricorda Romano, ci pensò e fece alcune domande sull’impianto audio con cui avrebbe dovuto lavorare.

“Ovviamente non eravamo all’altezza delle sue successive richieste ma spiegai che era già in programma la sistemazione del sound system e che lo avremmo adeguato alle sue esigenze. Tom aveva concluso una lunga relazione con il suo boyfriend e forse questo lo spinse a staccare la spina, rompere la consueta routine per un’avventura oltreoceano. Diede il proprio consenso e mi diede il contatto con Marilyn, la propria manager, con cui mi sarei dovuto accordare per i vari dettagli. Fu la parte più difficile della trattativa; la richiesta iniziale fece tremare le gambe, discutemmo, ma poi la precisa volontà di Tom di venire in Italia fu decisiva ed accettò la mia proposta, cioè 4.200 dollari più vitto ed alloggio in hotel e, ovviamente, i voli di andata e ritorno in prima classe da vera star. Gli diedi poi la mia totale disponibilità ad assecondare le sue eventuali richieste e a seguirlo nella sua avventura italiana. Tom arrivò e prese alloggio al Hotel Rialto, a pochi passi da La Pineta; scelta voluta per agevolare le sue serate. Inizialmente cenava in hotel, poi una sera lo invitammo con noi e rimase per tutte le successive serate. La mia famiglia e tutto lo staff cenava nello spazio che poi negli anni divenne il nuovo Fiore: avevamo una cuoca molto brava e la cucina romagnola a Tom piacque subito! Le sere successive si presentò avvicinandosi alle pentole, cercando di assaggiare le pietanze; iniziò tra lui e la cuoca una simpatica scenetta, Tom si avvicinava e lei , in dialetto, lo allontanava.

A Tom piaceva Milano Marittima e mi chiese una bicicletta per muoversi tra la spiaggia ed il paese.

Tom si dimostrò un serio professionista ma anche un ingegnere del suono; diede infatti alcuni suggerimenti ai tecnici che stavano ristrutturando l’impianto audio. I piatti Technics, richiesti, erano finalmente in funzione nel locale oltre agli amplificatori ed alle casse Cerwin Vega e, finalmente La Pineta aprì con Tom Savarese DJ. Purtroppo a questo punto la memoria vacilla e non ricordo chi fosse il resident che apriva la serata ed era a disposizione di Tom. 

La voce si sparse velocemente, noi avevamo fatto soprattutto promozione locale con manifesti affissi a Milano Marittima (cartelloni davanti al locale) ma in poco tempo il tam tam funzionò ed arrivarono in città giornalisti delle varie testate nazionali per intervistare Tom. 

Le cose vennero inevitabilmente ingigantite, si sparse anche la voce di un suo contratto veramente esagerato, sicuramente in linea con i cachet americani, ma estremamente lontano dal nostro contratto.

Tom era diventato uno di famiglia, fu un periodo veramente elettrizzante, lui estremamente disponibile e professionale, la stampa tutta interessata alla grande novità: il ”colpo” era riuscito, tutti parlavano di noi e il locale era sempre più pieno e gli incassi ottimi.

A fine agosto Tom chiese di poter parlare con me e mio padre: ci disse che il suo boyfriend l’aveva cercato e la sua idea era di poter anticipare il rientro a New York. Ci disse che da un lato era dispiaciuto perché era un’esperienza meravigliosa, ma dall’altro il legame sentimentale per lui era molto forte. 

Tuttavia il nostro obiettivo di grande visibilità ed immagine per il locale l’avevamo raggiunto, Tom ci propose un accordo ragionevole rinunciando ad una parte dell’incasso e così ci accordammo per concludere una settimana prima del previsto e Tom accettò volentieri di rimanere una delle due settimane rimanenti.

Rividi Tom nel 1980, era in Italia a Roma e venne a salutarci a Milano Marittima; il mio amico Giorgio, che lo ospitava a Bologna, gli prestò i propri vinili e Tom ci “regalò” due serate a La Pineta (regalò nel senso che suonò per puro piacere).

Nel 1982 ho venduto il locale e concluso la mia attività di direzione artistica e manageriale; non ho più visto e sentito Tom, ma ogni tanto avevo sue notizie da Giorgio.

Mi fa piacere sapere da te Max che Tom sta bene, vive oramai da anni in Arizona e ancora ricorda gli amici italiani”.

Tom tornò in Italia gli anni successivi come guest in alcuni locali di un gruppo emiliano (Jumbo, Caravelle, Picchio Rosso e Picchio Verde) portando con sé Tony Justice, DJ Newyorkese che rimase nel nostro paese suonando in molti locali. Ma questa è un’altra storia.

Sono stato a lungo in contatto con Tom via email e nelle nostre chiacchierate in chat Tom mi chiese informazioni sugli amici italiani. Al tempo non conoscevo personalmente Romano, e solo di vista Giorgio, per le molte passioni comuni (musica e basket). Ho ritrovato Tom da poco ed aspetta di leggere il mio articolo con curiosità. 

 

 

Nelle foto Tom Savarese sulla stampa specializzata, in consolle a La Pineta e Picchio, la copertina del suo album mixato Disco Party,  alcune immagini storiche de La Pineta e infine Tom oggi.