Disco Diva Review, Magazine
Santa Esmeralda – Don’t let me be misunderstood

L’arrivo di questo disco sul mercato italiano, parliamo del 1977, è stato con largo anticipo rispetto a quello degli Stati Uniti, allora patria indiscussa della disco music. La pubblicazione di Don’t let me be misunderstood è avvenuta inizialmente in Francia dove Leroy Gomez si era stabilito da tempo; il mercato europeo è stato quindi il primo a conoscere i Santa Esmeralda grazie alla distribuzione della casa discografica Philips. La prima stampa del disco è stata curata da Fauves Puma, un’etichetta indipendente di cui erano proprietari Nicolas Skorsky e Jean Manuel de Scarano, produttori dell’album.   

Leroy Gomez è il cantante (l’album è pubblicato come Santa Esmeralda starring Leroy Gomez) ma ricordiamo che lui è anche un sassofonista con importanti precedenti esperienze: con i Tavares, gruppo con cui ha iniziato, con Elton John nell’album Goodbye yellow brick road e ancora con Gilbert Becaud, Patrick Juvet e molti altri senza dimenticare il gruppo Lafayette Afro Rock Band. L’album è stato successivamente pubblicato negli Stati Uniti, con copertina diversa, dalla prestigiosa Casablanca Records, leggendaria etichetta discografica lanciata da Neil Bogart, la stessa di Giorgio Moroder, Donna Summer e Roberta Kelly.

L’album apre subito con Don’t let me be misunderstood, cover di un brano del 1964 di Nina Simone con cui ottennero grande successo in classifica, nell’anno successivo, gli Animals, rock band guidata da Eric Burdon. Il sound proposto dai Santa Esmeralda è stupefacente, una vera novità per il dance floor, un brano soul in chiave disco con il sapore e il ritmo della tipica musica spagnola. Tutti questi ingredienti si ascoltano anche nel brano successivo, senza interruzioni, con un break indimenticabile, intitolato Esmeralda suite.

Anche il lato B apre con una cover, Gloria, un successo del 1965 del gruppo rock irlandese Them il cui cantate era Van Morrison.

Nell’album non manca il momento romantico con You’re my everything, tipico brano slow anni ’70 scritto da Leroy Gomez stesso. Black pot, ultimo brano, riprende sound e ritmica di Don’t let me be misunderstood che rimane comunque la punta di forza dell’intero album. I riconoscimenti ricevuti dall’album sono innumerevoli e provenienti da tutte le parti del mondo; nella National Disco Action 1977 di Billboard, classifica ufficiale americana della musica da discoteca, Don’t let me be misunderstood permane 22 settimane e raggiunge la posizione 4; nella Hot 100 è al numero 15. Lo stesso brano è incluso nella colonna sonora di Kill Bill, film di Quentin Tarantino.